Nell’edilizia a secco in acciaio gli impianti non si inseguono a costruzione avanzata: si progettano insieme alla struttura, e questo è uno dei vantaggi più sottovalutati del sistema. Le pareti stratificate e le travi forate consentono di alloggiare tubazioni, cavi e canali della ventilazione meccanica dentro lo spessore dell’involucro, mantenendoli ispezionabili e senza tracce a rottura. Nel sistema Mechano Advanced Steel Frame, la foratura a passo costante dei profili e la natura assemblata dell’involucro Knauf rendono l’integrazione impiantistica un dato di progetto, non un’improvvisazione di cantiere. Vediamo come coordinare gli impianti MEP e la VMC in una parete a secco, quali sono i vincoli da rispettare e perché il BIM è il presupposto di tutto. Gli impianti MEP (Mechanical, Electrical, Plumbing, cioè meccanici, elettrici e idraulici) sono l’insieme di riscaldamento, climatizzazione, ventilazione, elettrico, idrico-sanitario e scarichi di un edificio. Nell’edilizia tradizionale in muratura o calcestruzzo, questi impianti si installano principalmente a rottura: si scava una traccia nella parete, si posa il tubo, si richiude. Nell’edilizia a secco la logica si ribalta. In una parete a secco in acciaio gli impianti trovano posto naturalmente dentro lo spessore della parete, nelle intercapedini tra le lastre e nella foratura dei profili strutturali, senza demolire nulla. Questo cambia le regole in tre modi: È un vantaggio che il sistema a secco offre “di serie”, ma solo a chi lo progetta correttamente: la stessa libertà che permette di far passare gli impianti ovunque richiede, in cambio, che i percorsi siano definiti in anticipo e coordinati con la struttura. Gli impianti in una parete a secco in acciaio passano in tre sedi principali: nell’intercapedine tra le lastre, nella foratura delle travi e dei montanti, e nei vani tecnici verticali dedicati. La scelta della sede dipende dal tipo di impianto e dal suo ingombro. Cavi elettrici, corrugati e tubazioni idriche di piccolo diametro trovano posto nell’intercapedine della parete, tra la struttura metallica e le lastre di rivestimento. È la sede naturale della maggior parte degli impianti distribuiti. I profili del sistema Mechano sono forati a passo costante: questa preforatura, nata per l’assemblaggio, diventa il passaggio ideale per corrugati, cavi e tubazioni medio-piccole in orizzontale, senza dover forare in cantiere e senza compromettere la struttura. È un vantaggio distintivo dei profili formati a freddo rispetto ai laminati a caldo pieni. Le colonne montanti di scarico, i canali della ventilazione e le dorsali di distribuzione richiedono più spazio: si concentrano in vani tecnici verticali (shaft walls) dedicati, pareti attrezzate progettate per contenere gli impianti principali e distribuirli ai vari piani. Un vincolo va sempre rispettato: gli attraversamenti di elementi resistenti al fuoco (le pareti e i solai con classe REI) devono essere sigillati con sistemi certificati che ripristinano la tenuta al fuoco. È un punto non negoziabile, che va coordinato con la compartimentazione antincendio dell’edificio. Anche l’aspetto acustico va presidiato: gli attraversamenti rigidi possono trasmettere rumore, per cui vanno disaccoppiati — un tema che si lega direttamente alla progettazione esecutiva dei sistemi a secco. La VMC (Ventilazione Meccanica Controllata, il sistema che ricambia l’aria interna recuperando il calore) è l’impianto più impegnativo da integrare, perché richiede canali di sezione importante da distribuire in tutti gli ambienti. In un edificio a basso consumo energetico è però quasi imprescindibile: garantisce qualità dell’aria e recupero termico che l’involucro molto ermetico dell’edilizia a secco rende necessari. L’integrazione della VMC in un sistema a secco richiede attenzione a tre aspetti: Il vantaggio del sistema a secco è che questi spazi possono essere disegnati insieme alla struttura: controsoffitti, intercapedini e vani tecnici fanno parte dello stesso progetto stratificato, invece di essere ricavati a fatica in un edificio massivo già costruito. La leggerezza e la modularità del sistema Mechano permettono di dedicare volumi tecnici precisi senza penalizzare la superficie abitabile. Il BIM è il presupposto di un’integrazione impiantistica pulita nell’edilizia a secco: senza un modello coordinato che sovrappone struttura, involucro e impianti, i vantaggi del sistema a secco restano solo potenziali. Il BIM (Building Information Modeling, la progettazione basata su un modello digitale condiviso dell’edificio) permette di verificare in anticipo ciò che, nel secco, non si può correggere a rottura. Nello specifico, il modello coordinato consente di: È qui che il metodo fa la differenza: nel costruire a secco, il coordinamento BIM non è un lusso ma una necessità operativa, perché la libertà di far passare gli impianti ovunque va governata a monte. Il sistema Mechano, con la sua natura assemblata e la preforatura dei profili, si presta particolarmente a questo flusso di lavoro digitale, in cui ogni componente è definito prima ancora di arrivare in cantiere. Stai progettando un edificio a secco e vuoi coordinare struttura, involucro e impianti fin dal modello? L’integrazione degli impianti è uno dei terreni su cui l’edilizia a secco in acciaio esprime il suo vantaggio più concreto: niente tracce a rottura, impianti ispezionabili, passaggi già predisposti nella struttura. Ma è anche il terreno dove il metodo conta più della tecnica: la libertà di far passare gli impianti ovunque va governata con un coordinamento BIM a monte, definendo percorsi, forometrie e vani tecnici prima del cantiere. La foratura a passo costante dei profili Mechano e la natura assemblata dell’involucro Knauf rendono questo flusso naturale, a patto di progettare gli impianti insieme alla struttura e non dopo. Se stai impostando un progetto a secco e vuoi coordinare MEP e VMC fin dalle prime fasi, l’ufficio tecnico Scaffsystem può affiancarti nella definizione dei dettagli costruttivi: contattaci per una consulenza dedicata. Gli impianti si alloggiano dentro lo spessore della parete: nell’intercapedine tra le lastre (cavi, corrugati, tubi di piccolo diametro), nella foratura a passo costante dei profili strutturali (tubazioni medio-piccole in orizzontale) e in vani tecnici verticali dedicati (scarichi, canali della ventilazione). Non serve alcuna traccia a rottura e gli impianti restano ispezionabili. Sì, ed è quasi imprescindibile negli edifici a basso consumo per garantire qualità dell’aria e recupero termico. Va però progettata fin dall’inizio: i canali hanno sezioni importanti e richiedono spazio in controsoffitti, vani tecnici o intercapedini maggiorate, oltre a un disaccoppiamento per contenere il rumore secondo la UNI 11367. Perché nel secco gli errori non si correggono a rottura come in muratura. Il BIM permette la clash detection (individuare le interferenze impianti-struttura prima del cantiere), le forometrie coordinate e gli elaborati di dettaglio dei nodi, trasformando il montaggio in un assemblaggio guidato. Senza un modello coordinato i vantaggi del secco restano solo potenziali. Sì: a differenza del calcestruzzo dove gli impianti sono annegati nel getto, nel sistema a secco sono alloggiati in intercapedini e vani tecnici smontabili, quindi accessibili e manutenibili nel tempo. Gli attraversamenti di elementi REI vanno però sempre sigillati con sistemi certificati che ripristinano la tenuta al fuoco.Cosa sono gli impianti MEP e perché il secco cambia le regole
Dove passano gli impianti in una parete a secco in acciaio
L'integrazione della VMC: il caso più impegnativo
BIM e coordinamento: il presupposto di un'integrazione pulita
Considerazioni operative
Come si integrano gli impianti in una parete a secco in acciaio?
Si può installare la VMC in un edificio a secco in acciaio?
Perché le pareti a secco in acciaio sono vantaggiose per gli edifici a zero emissioni?
Gli impianti in una parete a secco restano ispezionabili?

