La direttiva EPBD in cantiere: strategie operative per la riqualificazione energetica residenziale post 2025

L’entrata in vigore della Direttiva EPBD (Energy Performance of Buildings Directive), nota come “Case Green”, segna un punto di svolta per il settore edile. L’obiettivo di ridurre i consumi energetici del parco immobiliare residenziale del 16% entro il 2030 e del 20-22% entro il 2035 richiede un approccio ingegneristico strutturato e l’adozione di strategie operative efficaci. Questa guida tecnica fornisce una roadmap per ingegneri e imprese, analizzando le soluzioni tecnologiche più performanti per adeguare gli edifici, con un focus specifico sul patrimonio più energivoro, quello in classe G.

Il punto di partenza: la diagnosi energetica secondo la UNI CEI EN 16247

Ogni intervento di riqualificazione energetica non può prescindere da una diagnosi energetica approfondita, eseguita in conformità alla norma UNI CEI EN 16247. Questo processo è il fondamento tecnico per definire un piano di azione coerente ed efficace. La diagnosi permette di:

  • Identificare le inefficienze: attraverso l’analisi dei dati di consumo reali e un rilievo strumentale (es. termografia), si individuano le principali fonti di dispersione termica dell’involucro e le aree di spreco a livello impiantistico.
  • Costruire un modello energetico: si crea un modello di calcolo dell’edificio “as-is” che funge da benchmark per simulare l’impatto dei diversi interventi di riqualificazione.
  • Definire un ordine di priorità: la diagnosi non solo elenca gli interventi possibili, ma li classifica in base al rapporto costo/beneficio e al potenziale di risparmio energetico, consentendo di pianificare una strategia per fasi che massimizzi i risultati in linea con i target EPBD.

Per un edificio in classe G, la diagnosi evidenzierà quasi certamente criticità severe sull’involucro opaco (pareti e coperture), sugli infissi e sull’impianto di climatizzazione invernale obsoleto.

Strategie integrate per l'involucro: superare il -16%

L’adeguamento degli edifici di classe G, caratterizzati da un consumo energetico superiore a 160 kWh/m²anno, passa prioritariamente dall’isolamento dell’involucro. La combinazione di più tecniche è spesso la soluzione vincente per raggiungere e superare l’obiettivo del -16%.

Insufflaggio in intercapedine: il primo passo non invasivo

Molti edifici costruiti tra gli anni ’60 e ’90 presentano un’intercapedine d’aria nelle murature perimetrali. La tecnica dell’insufflaggio, che consiste nel riempire questa cavità con materiali isolanti sfusi (es. cellulosa, lana di vetro, perle di EPS con grafite), offre un miglioramento immediato con un’invasività minima.

  • Vantaggio operativo: l’intervento è rapido, non richiede ponteggi (può essere eseguito dall’interno o dall’esterno praticando piccoli fori) e ha costi contenuti.
  • Performance attese: pur non essendo risolutivo da solo, l’insufflaggio può ridurre le dispersioni delle pareti opache fino al 30-40%, contribuendo a un risparmio energetico complessivo sul consumo dell’edificio che può raggiungere il 15-20%.

L'evoluzione degli impianti: sistemi ibridi e BACS

L’adeguamento degli edifici di classe G, caratterizzati da un consumo energetico superiore a 160 kWh/m²anno, passa prioritariamente dall’isolamento dell’involucro. La combinazione di più tecniche è spesso la soluzione vincente per raggiungere e superare l’obiettivo del -16%.

Insufflaggio in intercapedine: il primo passo non invasivo

Molti edifici costruiti tra gli anni ’60 e ’90 presentano un’intercapedine d’aria nelle murature perimetrali. La tecnica dell’insufflaggio, che consiste nel riempire questa cavità con materiali isolanti sfusi (es. cellulosa, lana di vetro, perle di EPS con grafite), offre un miglioramento immediato con un’invasività minima.

  • Vantaggio operativo: l’intervento è rapido, non richiede ponteggi (può essere eseguito dall’interno o dall’esterno praticando piccoli fori) e ha costi contenuti.
  • Performance attese: pur non essendo risolutivo da solo, l’insufflaggio può ridurre le dispersioni delle pareti opache fino al 30-40%, contribuendo a un risparmio energetico complessivo sul consumo dell’edificio che può raggiungere il 15-20%.

Cappotto termico con materiali riciclati (CAM)

Per un salto di classe energetica significativo, il cappotto termico rimane l’intervento più efficace. La normativa sugli appalti pubblici, e sempre più spesso le normative regionali, spingono all’uso di materiali conformi ai Criteri Ambientali Minimi (CAM), che prevedono una quota minima di materiale riciclato.

  • Soluzioni tecniche: oltre ai classici pannelli in EPS e lana di roccia, esistono soluzioni performanti come pannelli in fibre di poliestere riciclate da bottiglie (PET) o pannelli in sughero, che rispettano ampiamente i requisiti CAM.
  • Performance attese: un cappotto termico ben progettato e posato può ridurre il fabbisogno energetico per la climatizzazione invernale di oltre il 40%, permettendo facilmente di superare il target del -16% EPBD e di migliorare di almeno due classi energetiche.

L'evoluzione degli impianti: sistemi ibridi e BACS

Adeguare l’involucro senza modernizzare gli impianti è un’operazione incompleta. La direttiva EPBD spinge verso l’abbandono delle caldaie a combustibili fossili entro il 2040, rendendo i sistemi ibridi la soluzione di transizione ideale per il parco edilizio esistente.

Impianti ibridi: pompa di calore + caldaia a condensazione

Un sistema ibrido “factory-made” integra una pompa di calore (PdC) ad aria-acqua e una caldaia a condensazione. Una centralina intelligente gestisce l’attivazione del generatore più efficiente in base alla temperatura esterna e alla richiesta di calore.

  • Vantaggio operativo: permette di sfruttare l’efficienza della pompa di calore per gran parte della stagione di riscaldamento, affidandosi alla caldaia solo nei giorni più freddi o per la produzione istantanea di acqua calda sanitaria. Questo li rende compatibili anche con i tradizionali impianti a radiatori.
  • Performance attese: la sostituzione di una vecchia caldaia di classe G con un sistema ibrido può portare a un risparmio sui consumi per riscaldamento e ACS tra il 30% e il 50%.

L’obbligo dei sistemi BACS (Building Automation and Control Systems)

La direttiva EPBD introduce l’obbligo di installare sistemi di automazione e controllo per l’edilizia, classificati secondo la norma UNI EN 15232. Per il residenziale, l’obiettivo è la classe B, che prevede un controllo d’ambiente avanzato e centralizzato.

  • Componenti di un sistema BACS di classe B:
    1. Termoregolazione evoluta: cronotermostati smart o testine termostatiche elettroniche su ogni radiatore, in grado di comunicare con un’unità centrale.
    2. Controllo centralizzato: un gateway o hub che raccoglie i dati dai sensori e ottimizza l’accensione del generatore di calore.
    3. Monitoraggio dei consumi: sistemi che forniscono un feedback in tempo reale all’utente, aumentando la consapevolezza e incentivando comportamenti virtuosi.
  • Performance attese: L’adozione di un sistema BACS di classe B può aggiungere un risparmio energetico incrementale del 10-15% rispetto a una regolazione tradizionale, ottimizzando il funzionamento dell’impianto ibrido e adattandolo alle reali esigenze degli occupanti.

Roadmap operativa e sinergia con i bonus edilizi

Per un ingegnere o un’impresa, la strategia per adeguare un edificio in classe G alla direttiva case green dovrebbe seguire questi passaggi:

  1. Diagnosi Energetica (obbligatoria): analisi dell’edificio e simulazione degli scenari di intervento per quantificare i risparmi.
  2. Intervento Primario sull’Involucro: partire con l’insufflaggio se presente intercapedine e/o valutare un cappotto termico per ottenere il grosso della riduzione dei consumi.
  3. Sostituzione dell’Impianto: installazione di un sistema ibrido in sostituzione della vecchia caldaia.
  4. Integrazione del Controllo: implementazione di un sistema BACS di classe B per ottimizzare le performance dell’impianto.

Questa combinazione di interventi permette di raggiungere e superare ampiamente l’obiettivo del -16%. Sebbene il panorama dei bonus edilizi sia in evoluzione, l’Ecobonus per la riqualificazione energetica rimarrà un supporto fondamentale, seppure con aliquote riviste. Sarà cruciale progettare interventi che massimizzino il risparmio energetico per rientrare nei requisiti tecnici richiesti dalle agevolazioni, garantendo al contempo il rispetto delle scadenze imposte dalla nuova direttiva europea.

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    FAQ

    1. Quali interventi prevede la roadmap operativa per la direttiva EPBD su edifici in classe G?

    La roadmap per l’adeguamento di un edificio in classe G prevede quattro step sequenziali: 1) Diagnosi energetica conforme alla UNI CEI EN 16247 per individuare le inefficienze; 2) Intervento sull’involucro (insufflaggio o cappotto termico) per ridurre il fabbisogno; 3) Sostituzione del generatore con sistemi ibridi (PdC + condensazione); 4) Installazione di sistemi BACS di classe B per la gestione intelligente.

    2. Quanto incide l'insufflaggio delle pareti sulla riqualificazione energetica residenziale?

    L’insufflaggio in intercapedine è un intervento a bassa invasività che permette di ridurre le dispersioni delle pareti opache fino al 30-40%. Sebbene da solo non sia sempre sufficiente per il salto di due classi, contribuisce a un risparmio energetico complessivo dell’edificio stimato tra il 15% e il 20%, con tempi di esecuzione rapidi e senza uso di ponteggi.

    3. Perché scegliere un sistema ibrido per adeguare gli impianti esistenti alla direttiva EPBD?

    I sistemi ibridi “factory-made” rappresentano la transizione ideale perché combinano l’efficienza della pompa di calore con l’affidabilità della caldaia a condensazione. Garantiscono un risparmio tra il 30% e il 50% sui consumi per riscaldamento e ACS e sono compatibili con i radiatori ad alta temperatura tipici degli edifici datati, evitando costosi rifacimenti della distribuzione interna.

    4. Cosa sono i sistemi BACS e perché sono obbligatori per la riqualificazione?

    I sistemi BACS (Building Automation and Control Systems), normati dalla UNI EN 15232, sono tecnologie di automazione e controllo degli edifici. Per il residenziale è richiesto il raggiungimento della classe B, che include termoregolazione evoluta (cronotermostati smart) e monitoraggio centralizzato. L’adozione di questi sistemi genera un risparmio energetico addizionale del 10-15% ottimizzando il funzionamento degli impianti.

    5. Qual è il ruolo della diagnosi UNI CEI EN 16247 nella pianificazione degli interventi?

    La diagnosi energetica secondo UNI CEI EN 16247 è il prerequisito tecnico fondamentale per qualsiasi intervento EPBD. Attraverso l’analisi dei consumi reali e rilievi strumentali (come la termografia), permette di creare un modello energetico “as-is”, definire le priorità di intervento basate sul rapporto costo/beneficio e simulare con precisione il raggiungimento dei target di riduzione (es. -16%).