ESG e certificazioni green per gli hub logistici: cosa sono LEED e BREEAM e come il magazzino può contribuire

La sostenibilità è entrata nella logistica dalla porta principale: fondi immobiliari, grandi committenti e conduttori chiedono sempre più spesso hub logistici certificati LEED o BREEAM, e i criteri ESG orientano ormai le decisioni di investimento sul settore. In questo scenario anche le scelte “interne” al magazzino — le scaffalature, i soppalchi, le strutture — possono contribuire al punteggio di sostenibilità dell’edificio. Vediamo cosa sono le certificazioni green building, come si legano ai criteri ESG e in che modo le componenti del magazzino entrano in questo quadro.

Cosa significano ESG e sostenibilità per un hub logistico

ESG è l’acronimo di Environmental, Social e Governance: i tre ambiti — ambientale, sociale e di governance — su cui si misura la sostenibilità di un’organizzazione o di un investimento. Per un hub logistico, la componente ambientale (la “E”) è quella che incide più direttamente sulle scelte costruttive e impiantistiche dell’edificio e delle sue strutture.

Nel settore logistico i criteri ESG si traducono in aspetti concreti:

  • Efficienza energetica dell’edificio — consumi contenuti per illuminazione, climatizzazione e movimentazione, spesso abbinati a produzione da fonti rinnovabili.
  • Impatto dei materiali — l’impronta ambientale dei materiali da costruzione utilizzati, dalla struttura all’involucro alle attrezzature interne.
  • Gestione delle risorse — acqua, rifiuti, riciclabilità e circolarità dei componenti.
  • Benessere e sicurezza — la qualità degli ambienti di lavoro per gli operatori (la componente sociale).

La spinta arriva soprattutto dal mercato immobiliare: i grandi investitori e i fondi che finanziano lo sviluppo di poli logistici applicano criteri ESG alle loro scelte, e un edificio certificato “green” è più facilmente finanziabile, locabile e valorizzabile. La sostenibilità, in altre parole, è diventata un requisito economico oltre che ambientale.

LEED e BREEAM: cosa sono e come funzionano

LEED e BREEAM sono i due principali sistemi di certificazione della sostenibilità degli edifici a livello internazionale: assegnano un punteggio in base a criteri ambientali e prestazionali, e a quel punteggio corrisponde un livello di certificazione. Sono lo standard con cui il mercato immobiliare misura quanto un edificio è “green”.

LEED (Leadership in Energy and Environmental Design), di origine statunitense, valuta l’edificio su categorie come efficienza energetica, gestione dell’acqua, materiali e risorse, qualità ambientale interna e sostenibilità del sito, assegnando livelli crescenti in base al punteggio totale.

BREEAM (Building Research Establishment Environmental Assessment Method), di origine britannica, adotta un approccio analogo, con categorie che spaziano da energia e materiali alla gestione, alla salute e al benessere, e restituisce una valutazione su una scala di livelli.

Entrambi i sistemi funzionano a “crediti”: ogni scelta progettuale, materiale o impiantistica virtuosa contribuisce al punteggio complessivo. Questo significa che anche le componenti apparentemente secondarie — come le strutture di stoccaggio interne — possono, attraverso le loro caratteristiche ambientali documentate, concorrere all’ottenimento dei crediti. La certificazione va sempre gestita da professionisti accreditati, ma è utile sapere che il contributo può arrivare da molte voci, magazzino incluso.

Come le strutture interne del magazzino contribuiscono

Le strutture interne del magazzino contribuiscono alla sostenibilità dell’edificio principalmente attraverso l’impronta ambientale dei materiali, la loro riciclabilità e la capacità di ottimizzare lo spazio riducendo il consumo di suolo. Sono contributi documentabili, che possono concorrere ai crediti delle certificazioni.

I principali canali di contributo sono:

  • Materiali con impronta documentata — l’acciaio delle scaffalature e delle strutture è ampiamente riciclabile e riciclato; le dichiarazioni ambientali di prodotto (EPD) forniscono dati verificabili sull’impronta, utili nelle categorie “materiali e risorse”.
  • Ottimizzazione dello spazio — sistemi ad alta densità, soppalchi e strutture autoportanti sfruttano l’altezza e riducono la superficie a terra necessaria, contenendo il consumo di suolo.
  • Riciclabilità e reversibilità — le strutture in acciaio bullonate sono smontabili e riutilizzabili, coerenti con i principi dell’economia circolare.
  • Durabilità — strutture durevoli e ben manutenute riducono i ricambi e i rifiuti nel tempo.

Le strutture autoportanti, in particolare, meritano una nota: essendo la scaffalatura stessa a costituire l’ossatura dell’edificio, si riduce la quantità complessiva di materiali da costruzione, con un beneficio diretto sull’impronta ambientale del fabbricato. In tutti i casi, il contributo alla certificazione va documentato con i dati tecnici e ambientali dei prodotti specifici, che il fornitore può mettere a disposizione dei progettisti e dei consulenti della certificazione.

Perché la certificazione è un valore di business

La certificazione green di un hub logistico è un valore di business perché aumenta la finanziabilità, la locabilità e il valore dell’immobile, oltre a ridurre i costi operativi grazie all’efficienza energetica. Non è solo un tema reputazionale: ha ricadute economiche misurabili.

I benefici concreti sono:

  • Accesso al capitale — i fondi e gli investitori con mandati ESG privilegiano gli asset certificati, ampliando le possibilità di finanziamento e sviluppo.
  • Maggiore appetibilità sul mercato — i grandi conduttori (operatori logistici, retailer, e-commerce) cercano spazi certificati per rispettare i propri obiettivi di sostenibilità.
  • Riduzione dei costi operativi — l’efficienza energetica che porta punti nelle certificazioni si traduce in bollette più basse per tutta la vita dell’edificio.
  • Tenuta del valore nel tempo — un immobile sostenibile è meno esposto al rischio di obsolescenza normativa e di mercato.

Per chi sviluppa o gestisce un polo logistico, quindi, la sostenibilità dell’edificio e delle sue componenti non è un costo ma un investimento che migliora il profilo economico dell’asset. Scegliere strutture di stoccaggio con caratteristiche ambientali documentabili è uno dei tasselli che concorrono a questo obiettivo, insieme alle scelte impiantistiche e costruttive dell’intero fabbricato.

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La tua strategia per il magazzino

La sostenibilità degli hub logistici è ormai un driver economico oltre che ambientale, e le certificazioni LEED e BREEAM sono il linguaggio con cui il mercato la misura. In questo quadro anche le strutture interne del magazzino — scaffalature, soppalchi, autoportanti — possono contribuire, attraverso l’impronta documentata dei materiali, la riciclabilità, l’ottimizzazione dello spazio e la durabilità.

Per chi sviluppa o riqualifica un polo logistico, scegliere componenti con caratteristiche ambientali verificabili è uno dei tasselli di una strategia di sostenibilità che porta valore all’asset. Se vuoi capire come le strutture di stoccaggio possono inserirsi negli obiettivi ESG e di certificazione del tuo progetto, Scaffsystem può fornire i dati tecnici e ambientali dei prodotti a supporto dei progettisti: contattaci per approfondire.

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    FAQ

    Cosa significa ESG per un hub logistico?

    ESG (Environmental, Social, Governance) indica i tre ambiti su cui si misura la sostenibilità di un’organizzazione o di un investimento. Per un hub logistico la componente ambientale è la più rilevante sulle scelte costruttive: efficienza energetica, impatto dei materiali, gestione delle risorse e benessere degli operatori. I criteri ESG guidano sempre più le decisioni di investimento nel settore.

    Che differenza c’è tra LEED e BREEAM?

    Sono i due principali sistemi di certificazione della sostenibilità degli edifici: LEED è di origine statunitense, BREEAM britannica. Entrambi assegnano un punteggio a “crediti” in base a criteri come efficienza energetica, materiali, acqua e qualità ambientale, con livelli crescenti di certificazione. L’approccio è analogo; cambiano struttura dei criteri e diffusione geografica.

    Le scaffalature possono contribuire alla certificazione green dell’edificio?

    Sì, attraverso le loro caratteristiche ambientali documentate: l’acciaio riciclabile e riciclato, l’ottimizzazione dello spazio che riduce il consumo di suolo, la reversibilità dei sistemi bullonati e la durabilità. Le strutture autoportanti, riducendo i materiali da costruzione dell’edificio, hanno un beneficio particolarmente diretto. Il contributo va documentato con i dati dei prodotti specifici.

    Perché conviene certificare un hub logistico?

    Perché la certificazione aumenta la finanziabilità, la locabilità, riduce i costi operativi grazie all’efficienza energetica e aiuta l’immobile a mantenere il valore nel tempo. È un investimento che migliora il profilo economico dell’asset, non solo un tema reputazionale.